L’organo a canne del santuario del Preval

IMG-20170411-WA0000Finalmente dopo tanti anni, la Chiesa di “Santa Maria Regina dei Popoli” ha il suo organo a canne, proporzionato alle dimensioni e alla volumetria del luogo sacro, ma di buona fattura tradizionale tedesca, atto a dare solennità alle celebrazioni del Santuario. L’inaugurazione, avvenuta nella vigilia dell’Ottava di Pasqua, é anche a onore dell’amato San Giovanni Paolo II, nel 25° della sua venuta in mezzo a noi, papa che ebbe a dire:”Solo in epoca più recente la Chiesa ha invitato solennemente con l’autorità del Concilio Vaticano II a tenere “in grande onore” nella Chiesa latina l’organo a canne come strumento musicale tradizionale; perché, come si dice letteralmente nella Costituzione liturgica, “il suo suono è in grado di aggiungere un notevole splendore alle cerimonie della Chiesa e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti” (Sacrosanctum Concilium, 120). È ben più di un caso fortuito che sia proprio un organo opera dell’artigianato tedesco che d’ora in poi – nello spirito del Concilio – abbellirà le funzioni religiose festive in Piazza san Pietro a più grande lode di Dio e ad edificazione degli uomini. Possa quest’organo elevare con il suo meraviglioso suono i cuori dei fedeli a Dio rendendoli capaci, grazie alla partecipazione all’Eucaristia, di servire Dio con le loro vite nella gioia del cuore. La musica stessa diventa linguaggio, in cui la parola tace (cf. Sant’Agostino, Enarrationes in Psalmos, 32). Essa esprime l’ineffabile, l’indicibile. Proprio la musica d’organo, priva com’è di parole, può chiarire ed interpretare in modo straordinario i misteri liturgici e favorire “la preghiera in spirito e verità” (Gv 4,23). Il suo linguaggio comprensibile a tutti gli uomini oltre ogni frontiera diventi messaggero d’amore e di pace!”   (Giovanni Paolo II, discorso per l’inaugurazione del nuovo organo della Basilica di San Pietro in Vaticano, Sabato 11 aprile 1981).

Troppo spesso troviamo nelle nostre chiese non organi, ma indegni sostituti, che producono un suono artificiale ed hanno una durata molto limitata. La mediocrità degli elettrofoni è indegna dei sacri riti, che esigono strumenti magari modesti, ma artistici ed autentici, non contraffatti. Un vero organo a canne, magari di modeste dimensioni, è un’opera d’arte e per questo è degno di glorificare il Signore. Inoltre la durata di uno strumento meccanico è di vari secoli, se mantenuto bene.

Il nuovo organo, donato da don Maurizio Qualizza in occasione del suo trentacinquesimo anniversario di sacerdozio, è stato costruito nel 1980 dall’organaro Tedesco Gerhard Böhm di Gotha, in Turingia, la cui casa organaria è stata fondata nel 1888. Il piccolo positivo meccanico ha cinque registri ed è stato revisionato da Francesco Zanin di Codroipo. La cassa invece è stata abbellita con dei fregi scolpiti da Franco Sartori di Mariano del Friuli. L’organo, dopo la benedizione, ha fatto sentire le sue voci con un concerto degli organisti Roberto Squillaci e don Federico Butkovič, assieme a Enza Pecorari (soprano) e Mirijam Pahor (mezzosoprano).

Disposizione fonica:

Gedackt 8′

Rohrflöte 4′

Prinzipal 2′

Cymbel 2fach

Uno strumento prezioso a Komen-Comeno

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Il paese di Komen sopra Aurisina vanta la presenza di uno strumento interessantissimo e prezioso, di cui si auspica un prossimo restauro filologico. Lo strumento risale al 1755 e proviene dalla chiesa goriziana di San Francesco, demolita. Il costruttore è un organaro anonimo di Villacco, secondo alcune ipotesi l’organaro di origine ceca Elias Pratzer (Elija Pračker). L’organo, dopo essere stato comprato a Gorizia, fu montato e verosimilmente trasformato dall’organaro sloveno J.G. Kunat.

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La disposizione è la seguente:

Principal 8

Vox humana (lab.)

Flauto

Bourdon

Viola

Kvinta 2 2/3

Oktava 2

Superoktava 1

Subbas 16

Bordunal 8

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